Satira Straniera

26 11 2007

Articolo satirico tratto dal giornale tedesco TAZ, die Tageszeitung sull’Italia. Die wahrheit é il nome della rubrica satirica.

die wahrheit

Italiener besorgen es sich selbst

Al-Qaida hat derzeit keine Pläne für Italien: “Die kommen auch ganz gut allein zurecht”.

Neapels Straßen versinken im Müll. Die Bewohner, sofern noch nicht an Cholera und Camorra verendet, ziehen hinauf zum Vesuv, frische Gase schnappen. Auf den Rastplätzen der Autobahnen trifft sich die sportpolitische Fundamentalopposition und haut sich die Schädel zu Mus. Und mittenmang marodieren Carabinieri und schießen sich schon einmal warm für den nächsten G-8-Gipfel.

Italien ist am Ende. War es eigentlich schon immer. Denn im Anfang war das Wort, in der Folge erschienen die apostolischen Hexenjäger, zwischendurch kam Napoleon, danach die Mafia und vor 85 Jahren der Faschismus. Und alle, von den Bonapartes einmal abgesehen, mischen bis heute kräftig mit.

Die Kunde macht ihre Runde und ist inzwischen durch diverse Höhleneingänge im afghanisch-pakistanischen Grenzgebiet geschlüpft. Ein Vertreter der Entwicklungshilfeorganisation al-Qaida erklärte kürzlich, der Vereinsvorstand befasse sich bereits seit geraumer Zeit mit der Cosa Italiana. Sofern Gott wolle, komme noch binnen Wochenfrist ein Kommuniqué zustande, in welchem al-Qaida die Weltöffentlichkeit über ihre Italienpolitik unterrichten werde.

Gestern nun ging bei der Gazzetta dello Sport in Mailand ein Schreiben ein, dessen Inhalt viele Italiener in tiefe Verzweiflung stürzte: “Wir, Allahs Plagenverwalter”, heißt es darin, “werden einen Teufel tun und uns in diesem Gomorrha verzetteln. Die kommen auch ganz gut allein zurecht. In einem Land, das sich am Speichel korrupter Fußballklubs, oberbayerischer Pastoren und gelifteter Mediennazis labt, kommt es auf ein paar falsche Propheten mehr oder weniger nicht an. Italiener! Schreitet weiter auf dem Pfad der Wilden. Holt euren Duce vom Galgen, die römische Flotte vom Meeresgrund und hisst die Segel zur Kreuzfahrt gen Osten. Wir treffen uns dann in Jerusalem. Hoch die internationale Solidarität “

Giancarlo, ein venezianischer Hundefrisör, hält die Gazzetta dello Sport in den Händen und ist fassungslos: “Diese Ungerechtigkeit schreit zum Himmel. Was bilden sich diese islamischen Terrorsnobs eigentlich ein? Im Irak haben die sich doch auch engagiert. Uns aber lässt man hier allein weiterwurschteln. Am Ende geht das ganze System noch den Bach runter!”

Antonio, ein römischer Auftragskiller, der für die Mafia und das Opus Dei arbeitet, ist da schon einen Schritt weiter. “Die sollen doch bleiben, wo der Schlafmohn wächst. Ich gehe jetzt erst mal zum Lazio-Spiel und knöpf mir unseren neuen Stürmer aus Nigeria vor.”

Hilfe von außen ist für Italien allenfalls aus Washington zu erwarten. Wie aus dem Weißen Haus verlautet, wolle man sich demnächst mit dem Katastrophenland beschäftigen – aber erst, wenn man mit Irak und Iran fertig sei.

VON ROLAND BURSCH

 

 

trad:

Gli italiani se la sbrigano da soli

Al-Qaida non ha ancora un piano contro l’italia: ” loro ce la fanno bene molto bene anche da soli”.

Le strade di Napoli affondano nell’immondizia. Gli abitanti, a meno che non crepino di camorra o colera, se ne vanno sul Vesuvio, per prendere una boccata di gas. Nelle piazzole di sosta si incontra l’opposizione sportivo-politico fondamentalista che si spella il cranio fino a farne poltiglia. in tutto ció i carabinieri saccheggiano e si scaldano giá per il prossimo g8 con le loro pistole.
L’italia é alla fine. Probabilmente lo era giá da sempre. Perchè al principio era il Verbo, successivamente comparirono gli apostolici cacciatori di streghe, nel frattempo venne Napoleone, poi la mafia e 85 anni fa il fascismo. E tutti, a parte i Bonaparte, parteciparono fino ad oggi alacremente.

La notizia fa il suo giro e nel frattempo si é infilata attraverso un cunicolo di entrata nell zona di confine tra afganistan e pakistan. Un membro dell’organizazione di aiuto allo sviluppo al-Qaida spiegò poco tempo fa che la direzione generale dell’organizzazione si occupa giá da lungo tempo con “Cosa Italiana”. Se dio lo vuole, tra un settimana verrà emesso un comunicato, nel quale alQaida informerá l’opinione pubblica modiale sulla sua politica italiana.
Solo ieri arrivò alla Gazzetta dello sport a Milano una lettera, il cui contenuto gettó nella profonda disperazione molti italiani:” Noi, portatori di piaghe di Allah” proclama la lettera “non faremo niente per perdersi in questa Gomorra. Gli italiani ci riescono molto bene anche da soli. In un paese, dove ci si nutre di club calcistici corrotti, preti dell’alta baviera, e nazisti mediatici rifatti, non dipende certo da un paio di falsi profeti in piu o in meno. Italiani! Proseguite sul cammino dei selvaggi. Andate a prendere il vostro duce dai Golgi, la flotta romana dal fondo marino e issate le vele per la crociata verso l’oriente. Ci incontreremo a Gerusalemme. In alto la solidarietá internazionale.

Giancarlo, un barbiere veneziano per cani, tiene la Gazzetta in mano ed é senza parole: “È proprio un’ingiustizia questa. Che hanno in mente questi terroristi snob islamici? In Irak anche loro si sono dati da fare. ma a noi ci lasciano qui da soli a sbrigarsela. E alla fine tutto il sistema collassa.”

Antonio, un sicario romano che lavora per la mafia e l’opus dei, si fa un po piu aggressivo: ” Ma che se ne restino li beati tra i loro papaveri! ora devo andare a vedere la partita della Lazio e dare un’aggiustata al nostro nuovo di difensore nigeriano!”

Aiuto esterno si potrebbe aspettare solo da Washington. Ma come si sente dire dalla Casa Bianca, vogliono occuparsi del paese-catastrofe, solo dopo aver finito in Iraq e Iran.





La Stampa estera

23 02 2007

questo articolo é stato pubblicato da un ottimo giornale tedesco e siccome mi sembra interessante sapere come siamo descritti e raccontati all’estero, ve lo traduco qui sotto:

La commedia dell’arte romana

il successore del premier italiano Romano Prodi si chiama probabilmente Prodi – perché non ci sono altre alternative

C’é giá sicuramente un vincitore della crisi del governo italiano: Silvio Berlusconi. Difatti mercoledí appena la coalizione di centro sinistra subiva la disfatta in senato per il mandato in Afghanistan, grazie alla quale il presidente del consiglio Prodi ha consegnato le dimissioni, le azioni di Berlusconi hanno registrato un impennata alla Borsa di Milano. In tre ore il capo dell’opposizione ha guadagnato 50 milioni di euro netti. Questo succede, quando la politica e l’economia sono talmente concatenate l’una con l’altra, come in Italia. Le azioni di Berlusconi salgono vertiginosamente, quando gli avversari politici, che potrebbero ridurre il suo monopolio televisivo, devono cedere il campo. Se Prodi se ne va, é vero che l’impresa Italiana, timidamente risanata, potrebbe precipitare nell’inaudito. Eppure le societá di Berlusconi andrebbero di nuovo al meglio. Questa é una delle amare conoscenze fuori dalla crisi di governo, che probabilmente sará tanto radicale quanto corta (perché non c’é nessun’altra alternativa a Prodi). Questo lo sa anche l’opposizione, che sicuramente invocó a squarciagola le nuove elezioni, sulle quali ora non é piu cosi decisa perché appena avrebbe la speranza di una vittoria elettorale. La democrazia cristiana ha giá lasciato l’alleanza di centro destra. Rimangono ancora il partito di Berlusconi, Forza Italia, che sta soffrendo per una rapida perdita di personale, cosi come la Lega Nord, partito populista di destra, e Alleanza Nazionale. Tutti loro si spaventano di fronte ad una nuova responsabilitá di governo, eppure si erano concentrati nell’ultimo mese sulle fraternicide battaglie per la successione del 70enne Berlusconi alla guida dell’alleanza. Tornando al potere, Berlusconi potrebbe rischiare un effetto Stoiber : i piu giovani battono i piedi e non voglio curarsi dietro la sua ombra. L’altra conoscenza é un effetto dejavú: crisi di governo come questa se ne sono viste a dozzine in italia e sempre sono sembrate come un semplice atto della commedia dell’arte. Una prova di forza del piccolo partner di coalizione contro il grande, un’incorreggibile assolo individualista dalle panchine di dietro, i quali come franchi tiratori siedono in parlamento, per ottenere poco piú che di un giorno da celebritá. Secondo il motto : meglio una volta da antagonista che sempre come comparsa. Cosi funziona il “teatrino della politica” ( scritto in italiano), il teatrino dei guitti della politica. Per questo occorre anche che l’opposizione voti chiusa contro la politica estera del governo, anche se la condivide effetivamente per il contenuto. Peró i contenuti sono insignificanti quando in gioco c’é la possibilitá di un vantaggio contro l’avversario- secondo questo principio é stata fatta politica a Roma dai tempi dell’imperatore Augusto. Effetivamente Prodi voleva abbassare una volta per tutte il sipario su questo teatrino. Il fatto che non ci sia riuscito dipende anche dall’assurdo cambio della legge elettorale, che Berlusconi fece approvare poco prima della fine del suo mandato, per paura di un eccessiva vittoria del centro sinistra. Con questo sarebbe stata rafforzata la posizione dei piccoli partiti e evitata la stabilitá a lunga scadenza. Prodi deve governare con nuovi partiti, fra i quali due partiti comunisti e tali esotici raggruppamenti come l’Italia dei Valori o Unione Democratica per l’Europa. Sistematicamente uno di questi gruppi politici, i quali combattono per i loro quasi 100000 voti e per cui deve manifestare autonomamente, esce dalla coalizione politica. Con le sue dimissioni Prodi ha sicuramente aperto una prova di forza, che lui secondo ogni probabilitá vincerá anche questa volta. Spaventati dalla reale possibilitá di perdere il potere tutti gli alleati gli hanno promesso la loro fiducia, e minacciano di espellere entrambi i “disertori”(senatori comunisti), che con la loro astensione hanno provocato la crisi. Perció si andrá avanti, fino alla prossima crisi, fino al prossimo atto della commedia. Per evitare il lungo periodo, sarebbe stata proposta un urgente riforma della legge elettorale. Peró anche per questo Prodi avrebbe bisogno per una volta di una maggioranza stabile.

Die Zeit